giovedì 30 luglio 2009

Brunetta and Co. si gettano sulla PEC

E' di questa mattina il commento apparso su Punto Informatico( http://punto-informatico.it/2685365_3/PI/Commenti/pec-che.aspx ) che ancora una volta mette in luce l'ignoranza del nostro attuale legislatore. In particolare nell'ultima pagina l'articolo evidenzia la confusione che il legislatore fa tra contenuto e contenitore. Nei vari decreti ritiene che la PEC (posta elettronica certificata) non sia una semplificazione della firma digitale con valore minimo che vada verificata, ma una firma a tutti gli effetti. Lascio sfogo alla fantasia di quanti sanno bene come sia possibile appropriarsi di una identità PEC senza troppi poblemi o come sia altrettanto semplice intercettare la comunicazione che in questo modo potrebbe essere facilmente falsificata. Insomma la PEC potrà andar bene per comunicazioni semplici dalle quali non potrebbe scaturire una responsabilità (penale o meno) mentre è inevitabile l'uso della firma elettronica digitale per poter dare valore legale al contenuto. Infatti il sistema delle doppie chiavi per criptare il contenuto è il minimo indispensabile per poter dare certezza al contenuto del messaggio.

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